Milletrè

Tanto vale fare coming out: sono una re-enactor.
Ok, sono una re-enactor scalcinata che si sposta in treno con uno zaino più grande di lei, ma sono comunque una re-enactor.
E cosa significa?
Significa che da bambina una s’innamora dei castelli, dei cavalieri, di Robin Hood e delle Crociate. E crescendo impara il confine fra Fantasia e Storia, fra narrazione e fonti, ma l’amore non le passa mica. E allora tutte le estati e parte degli autunni finisce per zigzagare in giro per la penisola, con un vestito trecentesco nello zaino, per andare a viversi la vita che le piace insieme ad altri matti ammalati di Storia.
Perché?
Perché è bello, prima di tutto. E poi anche perché è buono, è utile, serve a qualcosa.
Questo è un paese in cui la Storia – sempre con la maiuscola – è visibile e camminabile, eppure la maggior parte delle persone ha un’idea assolutamente falsata e cinematografica del passato, specialmente del Medio Evo. E allora essere lì, a spiegare, a mostrare, o anche semplicemente a vivere, pezzi da museo scappati fuori dalle teche, può aiutare le persone a capire qualcosa di più del passato del paese in cui sono nate, della loro cultura.

In italiano il termine viene spesso tradotto con ‘rievocatore’, facendo riferimento all’attività come ‘rievocazione storica’. A mio parere si tratta però di parole che non rendono giustizia al concetto, forse per via di quell’aura un po’ misticheggiante che si portano appresso, o forse proprio perché – stando al dizionario – il rievocare ha a che fare con il celebrare, il riportare in vita, il commemorare fatti o uomini del passato ponendoli in cornice sotto una bella lastrina di vetro.
È una faccenda di termini, magari di sottigliezze, ma come diceva uno saggio ‘la vita è questione di vocabolario’.

E io, quando indosso quell’abito, non rievoco un bel nulla: io vivo.

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Nello specifico, e contrariamente a molti compari, non ho una vera identità storica – soprattutto perché ho scelto (o mi ci son trovata?) di piazzarmi sul tenue confine fra chi fa e chi guarda, nella zona liminale tanto cara all’antropologia, e di farlo con in mano una reflex. Così è nata Impressum, una sorta di fittizia addetta stampa e ufficiosa fotografa che si aggira per il medioevo, con tanto di fascia ricamata sul braccio. Oscillo fra il tardo XIII secolo e il XIV pieno, con una particolare predilezione per i tornei d’arme e senza alcuna voglia di associarmi stabilmente ad una Compagnia.
Sono e resto la bambina che strattona la mamma per la manica esclamando “guarda, mamma, I CAVALIERI!!!”, con le stelline negli occhi.
Ma sono anche quella che vive con i jeans ma che ama alla follia il suo attillatissimo e sgargiante vestito rosso trecentesco, e che si sente bella solo così.

Disclaimer doveroso: no, non ha nulla a che fare col gdr live, col cosplay, con la sca. Salvo luminose eccezioni, non ha nulla a che fare nemmeno col teatro in senso stretto.

Per chi volesse farsi un’idea di cosa combiniamo, qui ci sono le foto che scatto in qualità di “Impressum”.

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